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lunedì 13 giugno 2011

I problemi di DISTRETTO DI POLIZIA



E’ senz’altro brutto dover parlare di ciò che non va in una delle tue opere preferite. Ma sarebbe altrettanto assurdo far finta di non vedere delle cose palesi.
E non parliamo certo di elementi narrativi su cui il giudizio è solo e soltanto dettato dai gusti di ognuno, né dalle trame in sé, che possono piacere a me e non piacere ad un altro, oppure far impazzire l’altro e far schifo a me.
No, oggi intendiamo parlare, analiticamente, di ciò che in Distretto sembra non andare più bene, di ciò che sembra essere la causa della perdita di quello smalto che il telefilm aveva inizialmente.

Premettiamo: è fisiologico che una lunga serialità cada, di tanto in tanto, nel già visto; che perda parte della verve iniziale (ma non dell’anima, sia chiaro), anche perché all’inizio c’è sempre più spinta e curiosità; ed è altrettanto fisiologico che la gente si stanchi del prodotto lasciando davanti alla tv solo lo “zoccolo duro”.
Zoccolo duro che, è assodato da qualche stagione, si aggira per Distretto di Polizia sui 4 milioni di telespettatori fissi. Ed è assolutamente una cifra positiva, considerata l’età decennale (che per la tv odierna equivale ad una vecchiaia avanzata) e considerato il fatto –fisiologico anche questo – che del cast iniziale ne sono rimasti in ben pochi e presto ne saranno ancora molti di meno.

Distretto di Polizia è partito come un prodotto (come abbiamo visto negli articoli precedenti) che ha saputo miscelare con ottimo dosaggio storie quotidiane, personaggi credibili, indagini assolutamente possibili.
Ha sempre dato, inizialmente, molto spazio alla costruzione (in divenire) dei characters principali. Tanto che alcuni sono diventati vere e proprie istituzioni: Mauro, Roberto, Giulia, Paolo, Luca, Anna, Antonio, Vittoria, Ugo, Giuseppe.
Ma quando Distretto ha visto perdere le due colonne principali (Memphis e Tirabassi) non ha mai saputo sostituirli degnamente. Ok, direte, Mauro e Roberto sono insostituibili. Ma io non parlo dei personaggi, quanto più del ruolo: Giulia e Paolo non hanno fatto rimpiangere i personaggi (bellissimi) di Giovanna e Walter, ad esempio. Ma l’introduzione di Alessandro e Irene, azzeccata perché li han fatti spesso interagire con chi sarebbe presto andato via, non è stata portata avanti con altrettanto vigore narrativo. Se la Inaudi ha lasciato lo show, almeno Silvestrin sarebbe dovuto restare, e imporsi pian piano al pubblico come nuovo personaggio fisso, che avrebbe dovuto essere affiancato maggiormente da Raffaele e Elena. Invece Distretto di Polizia, dalla stagione 7, è diventato un ufficio di collocamento: i personaggi non sono durati più di due stagioni, e paradossalmente hanno resistito fino alla fine, o quasi, solo chi già c’era da anni, con anche un ritorno: Luca, Vittoria, Giuseppe, Ugo, Antonio, Anna e Giulia.
Sembra assurdo, ma è così: characters ben delineati come Alessandro o Elena sono usciti di scena prima che potessero davvero divenire le nuove colonne del Distretto, e ce l’avrebbero fatta sicuramente visto l’ampio successo riscontrato. Addirittura Elena è uscita di scena senza un perché, come abbiamo già analizzato qui.
E gli altri? Raffaele Marchetti nonostante le diversità aveva l’onere di sostituire la figura di Mauro, e qui si è commesso un grandissimo errore: non bisognava riproporre un personaggio simile in certi aspetti (bamboccione con genitore anziano a carico) ma renderlo totalmente diverso. Inoltre, negli aspetti (interessanti) dove differiva molto dal Belli, il lavoro è stato troncato perché Giusti ha abbandonato il telefilm.
Più recentemente un’altra scelta discutibile è rappresentata dai personaggi delle st.9 e 10 Gabriele, Lorenzo e Pietro. Non perché non siano stati bei personaggi (anzi, tra gli ultimi sono sicuramente i più interessanti), ma perché Lorenzo ha lasciato dopo 26 puntate (una sola annata); Gabriele, che con lui aveva poco a poco creato un bel rapporto alla Starsky e Hutch, una coppia che davvero funzionava alla grande, è stato presto privato del compare. Sostituito degnamente da Abbrescia nel 2010, e anche qui, da zero, Gabriele e Pietro hanno lavorato per diventare una coppia funzionante. Cioè, che avrebbe SICURAMENTE funzionato benissimo nel 2011 dopo il rodaggio della st.10. Ma invece Parenti non ci sarà più, e il lavoro fatto è perso per sempre.
Altro sbaglio, probabilmente, è stato quello di cercare di sostituire la figura del commissario Tirabassi con un attore importante e di qualità, ma solo per un anno e con una trama potenzialmente ottima ma resa molto scialba da scelte narrative non propriamente forti, tranne che in un caso (l’omicidio di Nina Neri).
Ma qui, dalla st.7 in poi, occorre aprire un discorso importante, quello sul mistero legato a Mauro Belli.
La scelta di lasciare in sospeso, cinquanta e cinquanta, il destino dell’ispettore, ha fatto sì che dal 2007 in poi, in ogni stagione, ci si aspettava quantomeno di saperne qualcosa. Anche perché era stato persino annunciato da Valsecchi, che qualcosa si sarebbe saputo.
E invece niente. Inutile negare che tutti si aspettavano, nonostante le smentite della produzione e dell’attore, di rivedere Mauro. E la produzione ha (certo per puro caso) alimentato le speranze e le conseguenti frustrazioni inserendo in ogni trama, da Distretto 7 a Distretto 10 la presenza della DIA, la direzione antimafia presso cui lavorerebbe attualmente Mauro se fosse vivo.
Possiamo supporre che sia successo questo perché le sceneggiature hanno sempre previsto, effettivamente, il rientro di Belli. Che poi è saltato e quindi anche le sceneggiature sono state cambiate in corsa, in qualche punto. Questo soprattutto sembra poter essere successo con Distretto 10, che, sgravi e scivoloni narrativi a parte, sembrava monco nel finale, come se fosse affrettato e mancasse qualcosa

Ecco. I problemi narrativi: un tempo le cose sembravano essere curate meglio, sembravano non avere sbavature. Le prime 4 stagioni, oltre ad essere estremamente credibili nella costruzione e nello schema, erano addirittura legate tra loro. Da Distretto 5 viene a mancare qualcosa: ciò che era stato raccontato prima si perde (il figlio di Adele; il processo ad Ardenzi), e si crea anche un errore temporale (Paolo è morto nel 2003 o 2004?) per via dell’anno di pausa e probabilmente per la gravidanza di Sabina…
Persino la formula, da allora e per diverse stagioni, viene portata all’estremo, schematizzata in Caso A giallo o nero, caso B più ironico e Linea Gialla… Quasi senza più episodi che danno spazio ai protagonisti, o che si concentrano tutti sull’indagine principale.
E’ ovvio che in quasi trecento episodi c’è il rischio che ci si ripeta: ma nemmeno è giusto che dalla st.8 i casi di puntata siano invasivi, malgestiti e praticamente tutti di stampo giallo. E quindi noiosi.
Questo non è solo un problema di Distretto, perché anche in Ris Roma si nota una certa ripetizione delle trame.
Però non ci vuole molta fantasia per variare il caso di puntata, rendendolo meno soporifero, evitando l’inossidabile delitto, e mettendoci qualcosa di più movimentato per un commissariato (rapina, rapimento, spaccio, corse clandestine ecc…)

Ora sarà la volta di Distretto di Polizia 11. Sappiamo che molte cose, a partire dal cast, cambieranno. Sicuramente ciò sarà rischioso ma dall’altro lato potrebbe essere un bene. Perché sarà come voltare pagina, sarà come ricominciare dall’inizio, da un nuovo inizio. Senza più zavorre narrative come la questione di Mauro (che già sappiamo ufficialmente non esserci), e guardando al futuro: il fatto stesso che Distretto 12 sia già stato annunciato potrebbe portarci ottimisticamente a pensare che stanno puntando di nuovo sul serial, cercando storie costruite nel tempo e personaggi duraturi, senza che ogni nuova annata sembri sempre un reboot, un inizio da zero.
E si potrebbe sperare addirittura che le varie scelte narrative siano dettate unicamente dal volere degli scrittori e non dai capricci degli attori.
Ma ci si accontenta anche di un patto tra le parti.

Moz-

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